29 ottobre 2010

La lettera B


brutto
bellimbusto
bottegaio
bulimico
bavoso
brevilineo
bilioso
bacucco
bagolone
bombolo
borioso
bidone
bullo
bolso
buffone
bluffatore
burocrate
becero
bovino
babbeo
bancarottiere
bronchitico
bucataio
baccalà
bigotto
bucaniere
bestemmione
ballista
bigamo
barbuglione
balogio
bollito
buggerone
baluba
bisbetico
bamboccio
biescio
borsaiolo
bisunto
bandito
borbottone
barbaro
botolo
bombardone
brancicone
barracuda
barzellettesco
brinato
bioscio
bassotto
battifiacca
beccamorto
belatore
buzzurro
baro
budellone
barullo
bercione
bescio
burbanzoso
biascicone
biasimevole
brachicefalo
bidonista
bieco
busbacco
bolloso
bietolone
bifolco
brullo
bozzettistico
briccone
balilla
bighellone
brasato
barboso
bircio
biscazziere
bistorto
barattiere
bituminoso
bivalve
buttafuori
bizzoso
black bloc
blasfemo
belluino
blastico
balordo
bleso
boccalone
bocciforme
buio
borbonico
bacarozzo
bordelliere
barcollone
borsista
butterato
bacchettone
bottinaio
bozzoloso
bracconiere
bifido
bramoso
blaterone
bacato
bravaccio
bretto
burino
bellettoso
biforme
brindellone
basista
broccoloso
bisboccione
banderuola
brufoloso
beone
blenorragico
bamberottolo
bubbonico
brigoso
barbagianni
bucefalo
brodoloso
bufalaio
bugiardo
bicorne
bulboso
banale
balbettone
burroso
burattinaio
burattino
babbione
bypassato

bondi
bossi
berlusconi

basta.

TESTI HIP E HOP


La saggezza della mia lezione sta tutta nella verità, nella libertà, nella sostanza; disdegnando di assumere nel numero dei suoi veri doveri queste piccole regole fittizie, usuali, provinciali. Saggezza tutta naturale, costante, universale, di cui sono figlie, ma bastarde, l’urbanità, le convenienze. Ci libereremo dei difetti dell’apparenza, quando ci saremo liberati da quelli della sostanza.
(...)
La nostra vita è parte nella follia, parte nella saggezza. Chi ne scrive solo con rispetto e moderazione, ne lascia indietro più della metà. Non mi scuso davanti a me stesso. E se lo facessi, mi scuserei delle mie scuse piuttosto che di qualsiasi altra cosa. Mi scuso presso persone d’una certa opinione, che ritengo più numerose di quelle che sono dalla mia parte.
(...)
A me piace la modestia. E non è per ragionamento che ho scelto questo modo di parlare scandaloso. E’ la natura che l’ha scelto per me. Io non l’approvo, non più di qualsiasi forma contraria all’usanza stabilita. Ma lo giustifico e ne mitigo la condanna per considerazioni particolari e generali.

(Montaigne, Saggi, Libro III - Capitolo V, pagg. 1181-1183)

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Bisogna imparare a sopportare quello che non si può evitare. La nostra vita è composta, come l’armonia del mondo, di cose contrarie, e anche di toni diversi, dolci e aspri, acuti e bassi, molli e gravi. Il musicista che amasse solo i primi, che cosa vorrebbe dire? Bisogna che sappia servirsene nel complesso e mescolarli. E così noi, i beni e i mali, che sono consustanziali alla nostra vita. Il nostro essere non può sussistere senza questa mescolanza, e una parte non vi è meno necessaria dell’altra.
(...)
Ora, io tratto la mia immaginazione più dolcemente che posso, e la libererei, se potessi, da ogni pena e contrarietà. Bisogna soccorrerla e lusingarla, e ingannarla se si può. Il mio spirito è adatto a questo scopo. Non gli mancano argomenti plausibili in ogni caso. Se sapesse persuadere come sa predicare, mi darebbe un grande aiuto.

(Montaigne, Saggi, Libro III - Capitolo XIII, pagg. 1459-1460)

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Solo, davanti al mio martini dry, dubito fortemente dei vantaggi del denaro e della cultura.

Ho trascorso ore deliziose nei bar. Il bar è per me un luogo di meditazione e raccoglimento, senza il quale la vita è inconcepibile.
Come san Simone stilita che, appollaiato sulla colonna, conversava con il suo invisibile dio, ho trascorso nei bar lunghi momenti di sogno, o meglio di fantasticheria, parlando raramente con i camerieri e quasi sempre con me stesso, tutto preso da cortei di immagini che non finiranno mai di sorprendermi.

Voglio innanzitutto precisare che faccio una netta distinzione tra bar e caffè. A Parigi, per esempio, non sono mai riuscito a trovare un bar decente. In compenso è una città ricca di bellissimi caffè. Dovunque vai non ti verrà mai l’angoscia di non trovare un tavolo, un cameriere e qualcosa da bere. Si può forse immaginare Parigi senza i caffè, senza quei meravigliosi tavolini esterni, senza i bar tabacchi? Tanto varrebbe vederla distrutta da un’esplosione atomica.

Il caffè presuppone la discussione, l’andirivieni e l’amicizia, a volte rumorosa, delle donne.
Il bar invece è un esercizio di solitudine.
Deve innanzitutto essere tranquillo, piuttosto buio, molto comodo. Qualsiasi musica dev’essere severamente bandita. Una dozzina di tavoli con, se possibile, dei clienti abituali che parlino poco.

(Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, Rizzoli 1983, pag. 43)

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Il caso è il grande arbitro del mondo. Padrone e signore di tutto. La necessità viene dopo. Non ha la stessa purezza.

Il soggetto ideale, cui ho pensato spesso, dovrebbe iniziare da un punto anodino, banale. Per esempio: un mendicante attraversa una via. Vede una mano che si sporge dalla portiera di un’auto di lusso e butta per terra un mezzo avana. Il mendicante si ferma di colpo per raccogliere il sigaro. Un’altra automobile lo urta e lo uccide.

Partendo da questo incidente, si possono porre una serie di domande infinite. Perché si sono incontrati, il sigaro e il mendicante? Cosa faceva il mendicante per strada e a quell’ora? Perché l’uomo che fumava il sigaro lo ha buttato via in quel momento? Ogni risposta potrà altre domande, sempre più numerose. Ci troveremo di fronte a bivi sempre più complessi, che condurranno ad altri bivi, a labirinti fantastici in cui si dovrà scegliere la direzione. Così, seguendo delle cause apparenti che in realtà sono soltanto una serie, una profusione illimitata di casi, potremmo risalire sempre più in là nel tempo, vertiginosamente, senza una sosta, attraverso la storia, attraverso tutte le civiltà, fino ai protozoi originali.

E’ anche possibile considerare la sequenza in senso inverso, naturalmente, e vedere che il fatto di buttare un sigaro dalla portiera di un’automobile, causando la morte di un mendicante, può modificare radicalmente il corso della storia e portare alla fine del mondo.

(Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, Rizzoli 1983, pag. 169)

Panettoni topicidi e agricoltura transgenica

Dibattito.
Partecipa il tipico teatrino umanoide–televisivo fine-anni-novanta composto da:
1) Il rappresentante dell’azienda, il cui unico scopo è di rappresentare gli interessi dell’azienda.
2) Il rappresentante della politica di governo, il cui unico scopo è di sostenere l’operato della politica di governo.
3) Il rappresentante dei lavoratori dell’azienda, il cui unico scopo è di rappresentare gli interessi dei lavoratori dell’azienda: è lui, è il sindacalista. Egli segue una sola regola che consiste nel difendere le posizioni del sindacato e dei suoi iscritti, a qualunque costo e a prescindere. Anche se l’azienda come in questo caso produce sostanze tossiche, o magari armi nucleari o chissà cos'altro, dovesse anche arrivare il giorno in cui risulti evidente perfino a lui che a causa di quelle sostanze o di quelle armi la vita sulla terra è in grave pericolo, il sindacalista non desisterà dal proprio scopo. Egli è, insieme a quei lavoratori disposti a tutto tranne che a immaginare un altro lavoro, il vero grande alleato del proprietario dell’azienda: tutti cercano di ottenere, ciascuno al proprio livello, vantaggi e privilegi e non possono fare a meno gli uni degli altri.
4) Lo scienziato–biologo di destra. Costui rappresenta quel ramo della scienza che utilizza i finanziamenti per la ricerca devoluti dalle aziende allo scopo di trovare nuovi sistemi per aumentare al massimo i profitti riducendo al minimo i costi. Egli considera lo scienziato–biologo di sinistra sostanzialmente un pirla e ne sottostima il pensiero. Difende senza ammettere discussioni il proprio operato dichiarandosi costretto a rimediare ai danni procurati dagli errori del passato, in realtà provocando con la sua mancanza di scrupoli guai peggiori che saranno a loro volta riparati da futuri danni ancora più gravi e così via, ad libitum.
5) Lo scienziato–biologo di sinistra. Questa categoria di persone, pur animata da buoni propositi, è fondamentalmente incapace di organizzarsi e si frammenta in migliaia di collettivi e associazioni disperdendone le potenzialità. Il nostro uomo porta negli occhi la coscienza della propria debolezza, numerica e politica, ed è destinato alla sconfitta. Egli considera lo scienziato–biologo di destra per quello che è, uno stronzo, ma ne subisce l’arroganza e il potere. Ha generalmente modi cortesi e partecipa alla discussione nella speranza di scuotere gli ascoltatori ravvivandone il senso civico, di suscitare simpatia e di aumentare i consensi.
6) Lo studioso professore universitario non schierato ideologicamente. Sa spiegare con semplicità il proprio punto di vista, è creativo, ha cultura, competenza e si sforza di esporre le proprie conoscenze in modo chiaro, efficace ed esaustivo. È quindi l’elemento a cui viene data con meno frequenza la parola, ridotto a sorta di polveroso soprammobile, i suoi interventi si rivelano sommessi e precisi per cui ininfluenti, confermando così la propria inutilità sociale.
7) Il gruppuscolo oltranzista integralista politicizzato. In questa occasione composto prevalentemente da donne attempate, medio-alto borghesi, cittadine, interpreti fuori tempo di un femminismo frainteso da loro stesse, che si professano animaliste poiché mangiano insalata per non ingrassare e tengono in soggiorno qualche obeso e sfigato gatto castrato. Sprovviste di sensibilità, scarse di cultura e intelligenza in quanto ferocemente presuntuose, si discreditano con il loro atteggiamento ideologizzato arrogante, disprezzando tutti.
8) Il rappresentante del mondo missionario e cattolico. Egli, lo dice la parola, è un’anima pia ed è qui in missione per conto di Dio, e di chi sennò, presenziando al dibattito per ricordare all’intero mondo occidentale che mentre noi ci trastulliamo chiacchierando di inutili vuote faccende intellettuali, circa un terzo della popolazione della terra non ha di che procurarsi il cibo. Il che è drammaticamente vero, e questo lo pone al riparo da qualsiasi contestazione. Nessuno gli obietterà il contrario e lui, dietro a una facciata di moderata compassione, fedele alle tradizioni della sua Chiesa, ci rammenterà implacabile i nostri peccati e fingerà di assolverci in realtà condannandoci a patire un perpetuo senso di colpa per essere nati dove siamo nati.

(MF, inedito, Milano 16 dicembre 1998 - rev. 2010)

9 ottobre 2010

JL


9 October 1940 - 9 October 2010